lunedì 2 maggio 2011

Arrestato a Morbegno esponente della Ndrangheta

MORBEGNO Cosa ci facesse un noto esponente della 'ndrangheta calabrese a bordo di uno scooterone Yamaha, nel tardo pomeriggio - erano circa le 17 di venerdì - sulla strada che dal ponte di Ganda di Morbegno sale per San Bello, sulla costiera retica, non è dato sapere.

Quasi certamente non era una gita di piacere la sua, anche perché un latitante degno del carcere di massima sicurezza non può permettersi il lusso di farsi una scampagnata in moto, per giunta lontano da casa.
Gli inquirenti ne sono sicuri: il 48enne super latitante Franco Crivaro - ricercato dalla Dda di Milano per reati legati allo spaccio, alla detenzione di droga e all'usura - in Valtellina c'era per un solo motivo. Incontrare qualcuno.

Che poi questo qualcuno fosse residente in Valle oppure venisse da fuori e avesse appuntamento con lui in un luogo appartato sarà tutto da appurare, ammesso e non concesso che il Crivaro parli.
Poco importa, però. Quel che conta è che uno come lui sia stato assicurato alla giustizia.

Il 48enne erbese, da venerdì sera si trova infatti associato al San Vittore di Milano, dove è sottoposto al regime del 416 bis, il carcere di massima sicurezza che la struttura di via Caimi a Sondrio non poteva certo garantire.

Crivaro venerdì pomeriggio stava salendo lungo i tornanti che si arrampicano sul versante retico, quando si è visto letteralmente circondare da alcune auto civetta. E quando gli agenti in borghese si sono avvicinati a lui, il latitante non ha nemmeno provato a negare. Anzi. «Quello che cercate sono io», avrebbe dichiarato agli agenti di Sondrio e Milano che hanno messo a segno questa brillante operazione - proprio il caso di definirla così - ponendo fine alla sua latitanza che durava ormai da metà luglio, da quando era sfuggito all'ordine di cattura spiccato per quella maxi operazione "Crimine infinito" messa a segno contro la 'ndrangheta in Lombardia che portò 300 persone dietro le sbarre.




Stando ai pm di Milano Ilda Boccassini e Alessandra Dolci, Crivaro - originario di Casabona, nel Crotonese, da vent'anni nel Comasco - sarebbe un fiancheggiatore di Pasquale Varca (in cella dopo l'operazione della scorsa estate), anche lui referente a Como dei boss calabresi. Crivaro secondo l'ordine di arresto avrebbe messo in contatto Varca con trafficanti di droga albanesi e avrebbe collaborato ad attività di spaccio e usura.

Su di lui pesavano - dicevamo - due ordini di cattura, uno emesso dalla Dda di Milano nell'ambito, appunto, della maxi operazione, l'altro dalla Procura di Milano nell'ambito di più recenti indagini antidroga della Mobile del capoluogo lombardo. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere di stampo mafioso, all'usura, alla detenzione di armi e allo spaccio di droga. Pare infatti si occupasse di un traffico di stupefacenti tra il Comasco e Milano e che procurasse armi agli affiliati e mettesse a disposizione il ristorante "Coconut" a Eupilio, sul lago di Como, per consentire al gruppo di criminali affiliati che gravitavano attorno alla sua "famiglia" di svolgervi riunioni.

Nel ristorante "Coconut" (intestato peraltro alla moglie di Crivaro e gestito oggi dalla sorella) gli inquirenti sono convinti che l'uomo abbia potuto nascondersi in questi mesi. Anni fa nel locale era ospite fisso Azouz Marzouk, scampato alla strage di Erba, visto (e fotografato) più volte in compagnia dello stesso latitante finito venerdì in manette.

Ai poliziotti inviati a Morbegno dal dirigente della Mobile di Milano Alesssandro Giuliano e dal collega di Sondrio Carlo Bartelli, "Franco" - così viene chiamato nell'"ambiente" Crivaro - ha mostrato dei documenti veri appartenenti a un calabrese, sul quale ora sono in corso accertamenti. Subito dopo la cattura, Crivaro è stato portato negli uffici della Mobile di Sondrio per l'identificazione di rito e - una volta espletate le formalità - è stato scortato a Milano, destinazione San Vittore. Contemporaneamente sono scattate le perquisizioni al "Coconut". «Siamo convinti - ci ha dichiarato il dirigente Giuliano - che Crivaro si sia nascosto lì durante la sua latitanza... Forse ha anche passato un periodo all'estero, ma poi è rientrato in Italia. Da alcune settimane - da quando la Procura di Milano ha emesso un nuovo ordine di cattura - ci eravamo messi sulle sue tracce, ma l'idea di intervenire con un blitz al ristorante della sua famiglia l'avevamo scartato in quanto luogo pubblico e pertanto troppo "sensibile"... Gli stavamo con il fiato sul collo. Certo, si è mostrato sorpreso di vederci arrivare, ma sapeva di avere i giorni contati».


La Provincia di Sondrio, 2 maggio 2011

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