lunedì 15 giugno 2015

La Frontiera #jesuisabdoul

Sanremo, 15 giugno 2015

Finalmente una bella giornata di sole, senza le nubi che hanno in parte guastato i primi giorni di vacanza, a bordo piscina si sta ottimamente, eppure un tarlo mi gira per la testa rilanciato dai titoli dei telegiornali e dalle locandine all'angolo di ogni strada: la frontiera. E' rinata, a pochi chilometri da qui e non si tratta di una canzone di Van De Sfroos, qui non ci sono i suoi Cauboi, nemmeno ė una questione di finanza, perché l'Euro pur tormentato continua ad accomunarci, ma il problema è europeo e si chiama respingimento.
 



Trenta chilometri, si può fare: inforco la bici e punto in direzione Ventimiglia. Ospedaletti, Bordighera, Ventimiglia scorrono veloci sino ad un ultimo lembo d'Italia dal nome immacolato e materno: Latte, che insieme al paesaggio fiorito di oleandri e bouganvillee caricano l’aroma di dolcezza. La statale Aurelia nel suo ultimo tratto si biforca tra la diramazione per ponte S. Luigi a monte e, più a mare, ponte S. Ludovico; optando per la seconda si plana dolcemente in un paio di gallerie finché a circa 695 km dalla capitale un assembramento di uomini e mezzi si para dinnanzi, quasi fosse un mercato. Messo sull’avviso dalla presenza di una pattuglia di Carabinieri ed un elicottero che perlustra il crinale, sono attorniato da gente che scarica in mezzo alla strada casse di frutta ed acqua mentre sparsi in ogni aiuola o slargo minimamente ombreggiato sono assiepati, frastornati e quasi impauriti, gruppi di immigrati. A punteggiare qua e là i vari assembramenti ci sono ragazzi della Croce Rossa, che prendono appunti mentre alcuni giovani di colore fungono da interpreti. A presidiare questa varia umanità sono dislocate poco più avanti camionette in duplice schiera: dapprima i Carabinieri, quindi la Gendarmerie, annegati in un vortice di camper e mezzi commerciali che cingono d'assedio il piccolo fabbricato sovrastato da un'ampia falda: la frontiera!
 
Dentro tale via vai qualcuno spicca per dei movimenti insoliti, un operatore di ripresa studia l'inquadratura, appena dietro si armeggia dentro un furgone sovrastato da un'enorme parabola, ma sono solo avanguardie del cosiddetto circo mediatico che se ne sta arroccato su un rialzo favorevole a dipingere la scena con un fondale di pregio: le pennellate di colore degli edifici di Menton proiettate verso lo splendido azzurro e blu del mare.
 
Inviati, tecnici, operatori stanno ognuno appeso ad un telefono per pattuire gli estremi del collegamento, dell'intervento, del contributo. TV di stato italiane e francesi, agenzie di stampa si contendono spazi, aiuole fino a confondersi coi gruppi di migranti, quasi a volerli marcare stretti o forse solo per condividere l'ombra in questo mezzogiorno di sole pieno, vigoroso.
Un extracomunitario ricorre alle cure mediche, molti dormono appollaiati sul muretto di coronamento del marciapiede, coperti in malo modo da pezzi di cartone, ma il clou verso cui puntano incessanti gli obiettivi sono i rifugiati sparsi sulla scogliera, quelli che i giornali dichiarano disposti a gettarsi a mare pur di non venire sgombrati e schedati, purché il loro viaggio non debba forzosamente chiudersi con la richiesta d'asilo in Italia.
 
Tutto assomiglia dannatamente ad una puntata di Gazebo, e pur non essendo a Lampedusa c'è da sperare di avere una Giusy Nicolini nei paraggi, non solo l'occhio ipertrofico dei media che assilla gli sventurati dal canale di Sicilia all'altro capo del Paese.
Ma sul lato proibito del confine, cosa accade? Inforcata nuovamente la mountain bike, basta dribblare un carabiniere che appena si aggiusta il copricapo e si è in terra di Francia, patria di libertà, uguaglianza e fraternità. Uno sparuto gruppo di sessantenni tiene l'occhio vigile sul confine, quasi si preparassero a fronteggiare l'avanzata, ma pochi metri più avanti un cartello è pronto a salutarci: “Menton, perla di Francia, è felice di accogliervi”.
 
Qualche centinaio di metri e si raggiunge il porto, oltre il parcheggio impreziosito da Maserati, Porsche e Ferrari si staglia una gran parata di maxi yacht. Lo scoglio dei migranti è giusto là sullo sfondo di questo miraggio abbagliante e irraggiungibile.
Superato il porto inizia la spiaggia, ben attrezzata e fornita di tensostrutture sotto le quali si ripara un nugolo di bambini al campo estivo. Anni luce li separano dai piccoli di colore che muovevano i primi passi all'ombra del viadotto negli ultimi metri italiani. Chissà se un giorno gli uni e gli altri potranno incontrarsi e sapranno convivere.
 
Meglio non indugiare troppo e riprendere ponte San Ludovico, tornare nell'Imperiese, terra che brulica di località votate ai santi: Biagio, Donato, Giovanni, Lorenzo, Luigi, Romolo...tutti tranne San Remo che si dice non esista. Che fosse il protettore dei migranti mai regolarizzato dalla burocrazia?

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